Le garanzie ai finanziamenti: escluse le aziende in crisi

Di Massimo Leone – Amministratore delegato Promem Spa


Con la pubblicazione della circolare Abi sulle modalità operative, concordate con Sace, per l'accesso, fino al 31 dicembre 2020, alle garanzie per finanziamenti che saranno erogati dalle banche alle imprese colpite dall'epidemia Covid-19, di cui all'articolo 1 del decreto liquidità dell'8 aprile scorso si è completato l’assetto regolamentare previsto dalla norma.  
L’iter si sta tuttavia rivelando più complesso di quanto si potesse sperare rischiando di lasciare “a secco” diverse imprese, forse proprio quelle più bisognose di nuova finanza.  
Al momento i canali già operativi per ottenere le garanzie ai finanziamenti che le banche vorranno concedere alle imprese ed ai professionisti sono il Fondo centrale di garanzia (www.fondidigaranzia.it) e la SACE (www.sacesimest.it). 


Il percorso che potrà portare l’impresa ad ottenere il rilascio della garanzia è però irto di ostacoli. 
Oltre infatti alla valutazione del merito creditizio che ogni banca, anche se ipergarantita dal fondo centrale o dalla SACE dovrà sviluppare per stabilire se ed a quale costo accogliere le richieste, l’impresa e i suoi consulenti devono accertarsi di non rientrare nelle numerose clausole di esclusione previste.  


I soggetti beneficiari all’intervento del Fondo centrale di garanzia. 

Possono accedere alla garanzia gratuita del Fondo Centrale i professionisti e le imprese che nel 2019 hanno utilizzato meno di 499 dipendenti misurati in unità lavorativa annue (ULA). 
In attesa che il fondo emani una apposita circolare esplicativa va ricordato che il regolamento vigente prevede che i richiedenti: 
a) non devono aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea (“Impegno Deggendorf”); 
b) non devono essere definiti “imprese in difficoltà” ai sensi dell’art. 2, paragrafo 18, del regolamento di esenzione. Ai sensi di tale articolo sono considerate in difficoltà le imprese che:

i. hanno perso più della metà del capitale proprio a causa di perdite cumulate. 
ii. siano oggetto di procedure concorsuali o per i quali siano in corso richieste di fallimento; 
iii. abbiano ricevuto un aiuto per il salvataggio e non abbiano ancora rimborsato il prestito o revocato la garanzia, o abbiano ricevuto un aiuto per la ristrutturazione e siano ancora soggette a un piano di ristrutturazione; 
iv. se diverse da PMI, qualora, negli ultimi due anni:

1. il rapporto debito/patrimonio netto contabile sia stato superiore a 7,5; 
2. il quoziente EBITDA/interessi sia stato inferiore a 1,0;   


c) non devono essere classificate in “sofferenza” ai sensi delle disposizioni di Banca d’Italia; 
d) non devono presentare esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come inadempienze probabili o scadute e/o sconfinanti deteriorate ai sensi delle disposizioni della Banca d’Italia. Il decreto “Liquidità” ha però limitato questa situazione alle imprese che risultassero in questa posizione alla data del 31 gennaio 2020;
e) non devono essere in stato di scioglimento o di liquidazione, ovvero sottoposti a procedure concorsuali per insolvenza o ad accordi stragiudiziali o piani asseverati ai sensi dell’articolo 67, comma 3, lettera d), della legge fallimentare o ad accordi di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’articolo 182-bis della medesima legge. Su quest’ultimo punto il Decreto 23 dell’8 aprile 2020 in realtà ha previsto una deroga piuttosto articolata e di scarsissima applicazione pratica.  La garanzia infatti può essere concessa anche alle imprese  che,  in data  successiva  al  31  dicembre  2019,  siano state  ammesse alla procedura  del  concordato  con   continuità   aziendale  di  cui all'articolo 186-bis della legge fallimentare oppure abbiano stipulato accordi di ristrutturazione ai sensi dell'articolo  182-bis della stessa legge o anche abbiano presentato un piano  attestato di cui all'articolo 67 del predetto regio decreto, purché alla data del 9 aprile 2020 le  loro  esposizioni  non siano più in una situazione che ne determinerebbe la classificazione come esposizioni deteriorate, non  presentino  importi  in  arretrato successivi all'applicazione delle misure di concessione e la banca, sulla base dell'analisi della situazione finanziaria del debitore, possa ragionevolmente presumere il rimborso integrale dell'esposizione alla scadenza (!!). E’ evidente che con l’ultima locuzione la possibilità per una imprese in concordato preventivo di beneficiare della garanzia del fondo è molto teorica. 
f) non devono aver beneficiato della garanzia su altre operazioni finanziarie per le quali sia pervenuta:

i.comunicazione di un evento di rischio; 
ii.richiesta di escussione della garanzia; 
iii.proposta di accordo transattivo con il fondo; 
iv.richiesta di prolungamento della durata della garanzia; 

g) non devono essere incorse in una delle fattispecie di esclusione di un operatore economico dalla partecipazione ad una procedura di appalto o concessione ai sensi dell’articolo 80, commi 1, 2 e 3 del Dlgs 50/2016, nei limiti e termini previsti dai commi 10 e 11 del medesimo articolo 80; 
h) non devono essere destinatari di provvedimenti giudiziari che abbiano irrogato le sanzioni amministrative di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, articolo 9, comma 2, lettera d)


I soggetti beneficiari all’intervento della SACE

All’intervento della garanzia della SACE possono accedere imprese, lavoratori autonomi e liberi professionisti che non possono beneficiare della garanzia del Fondo Centrale o per dimensioni o perché hanno esaurito il plafond concedibile attualmente elevato a 5 milioni di euro.
In attesa che sia emanato il regolamento la SACE, ha chiarito, nel rispetto della disciplina comunitaria e richiamando sostanzialmente le disposizioni in vigore per il fondo centrale ha chiarito che potranno essere ammesse le imprese che rispettano i seguenti requisiti:
1. Incidenza delle Perdite d'Esercizio sul patrimonio netto < 50%
2. Rapporto tra l’ammontare dei Debiti rispetto al patrimonio netto < 7,5
3. Rapporto tra EBITDA (o Margine Operativo) e Oneri Finanziari > 1
4. Controparte segnalata tra le "Esposizioni Non Deteriorate" dal sistema bancario al 29/02/2020
5. Assenza in Centrale Rischi (flusso di ritorno Dic.19) di segnalazioni di Sofferenze a Sistema
6. Rapporto tra Sconfinamenti Totali per Cassa e Accordato Totale Cassa  < 20% (fonte: centrale dei rischi - flusso di ritorno Dic.19).


Le soluzioni

La verifica delle condizioni sopra indicate è molto importante per ogni impresa perché mentre alcune situazioni sono ormai cristallizzate, come per esempio quella che attiene alla misura degli sconfini al 31/12/2020, per altre come per esempio le misure degli indicatori di bilancio c’è ancora spazio per intervenire. Se infatti si verifica il mancato rispetto di quei parametri nel bilancio 2018 si può valutare se in quello 2019, molto probabilmente non ancora approvato, la situazione sia cambiata e presentare la domanda dopo la sua approvazione, magari adottando differenti politiche di bilancio. Simmetricamente, se dovesse accadere il contrario, ovvero sia l’esercizio 2019 a non rispettare i parametri, potrebbe essere opportuno presentare la richiesta prima della sua approvazione avvalendosi della facoltà concessa l’art. 106 del D.L. del 17 marzo 2020, n. 18, di convocare l’assemblea di approvazione del bilancio entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale a prescindere dalle previsioni civilistiche e statutarie. 

Bari, 20 aprile 2020

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