Rating advisor: un nuovo ruolo per il professionista nel risk management

Di Massimo Leone – Amministratore delegato Promem Spa


Il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Dlgs 14/2019) ha introdotto una rivoluzione epocale nella corporate governance delle aziende di ogni dimensione. 


Dal 16 marzo 2019 tutti gli amministratori che non saranno in grado di dimostrare di aver dotato l’azienda di un adeguato ed efficace assetto organizzativo, amministrativo e contabile capace di intercettare gli indizi di crisi e soprattutto la perdita della continuità aziendale, risponderanno delle obbligazioni sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti la conservazione dell’integrità del patrimonio aziendale.


Per di più è stata introdotta nel nostro ordinamento la figura dell’OCRI (Organismo di composizione della crisi d’impresa) che, con funzioni ancora in fase di definizione, assumerà un ruolo fondamentale nella gestione della crisi d’impresa, essendo destinatario di segnalazioni anche da parte di soggetti quali l’INPS, l’Agenzia delle Entrate e l’agente della riscossione.


La norma è quindi fonte di serie preoccupazioni non solo per tutti gli amministratori di società ma anche per i rispettivi organi di controllo che proprio a seguito della entrata in vigore della riforma sono presenti in realtà aziendali di minori dimensioni nelle quali gli strumenti di pianificazione finanza, controllo e risk management sono poco diffusi.


In attesa che le misure di allerta previste dal Codice entrino a regime, il sistema imprenditoriale, bancario ed anche il mondo dei revisori legali e consulenti aziendali in generale, si stanno confrontando non solo per cercare di stimare il numero di imprese che potrebbero essere coinvolte nella fase di segnalazione agli OCRI ma soprattutto per individuare strumenti che possano consentire di rilevare in maniera precoce segnali di crisi non fosse altro per evitare di essere colti di sorpresa da una comunicazione effettuata a quelli organismi da soggetti esterni.


Esiste quindi la generale necessità di individuare un “sistema di allerta” che possa perlomeno mettere l’imprenditore e i revisori e o sindaci nelle condizioni di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per scongiurare la liquidazione giudiziale della azienda evitando così di incorrere nella pesante sanzione di risponderne direttamente con il patrimonio personale. 


E’ evidente a tutti come a tale scopo i cinque indici individuati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti così come il calcolo del Dscr (Debit service coverage ratio) previsionale a sei mesi non siano affatto sufficienti in quanto non tengono conto di una serie di altre variabili che possono influenzare in misura decisiva la continuità aziendale ovvero la sopravvivenza della impresa. 


Occorre quindi dotarsi di un efficace sistema che consenta in primis al management e poi ai soci, proprio in virtù delle responsabilità che la norma ha addossato agli amministratori piuttosto che ai proprietari, di poter sviluppare un esame diagnostico dello stato di salute di un’impresa per attivare tutte le iniziative che il Dlgs 14/2019 impone e per le quali ha previsto specifiche premialità se tempestivamente avviate quali ad esempio sanzioni ed interessi tributari ridotti. 


Per far ciò molto utile può risultare l’attività di rating advisoring svolta dai consulenti aziendali che pur a servizio degli amministratori risulterebbe di supporto a tanti stakeholder quali revisori, sindaci, finanziatori e quant’altro.


Non a caso lo stesso Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha pubblicato nel mese di maggio 2029 il documento dal titolo: “Rating advisory e pianificazione finanziaria alla luce dell’evoluzione del quadro regolamentare: il nuovo rapporto banca-impresa ed il ruolo del commercialista” nel quale evidenzia proprio l’importanza per i professionisti di acquisire competenze sul questo specifico tema.


Il rating altro non è che l’insieme strutturato e documentato delle metodologie, dei processi organizzativi e di controllo, delle procedure di acquisizione, analisi ed elaborazione delle informazioni rilevanti per la formulazione di valutazioni sintetiche del merito di credito di un soggetto affidato e della rischiosità delle singole operazioni creditizie.


Attraverso il sistema di rating il sistema bancario attribuisce al debitore il grado interno di merito creditizio (rating) in modo da ordinare le controparti in relazione alla loro rischiosità, allo scopo di pervenire ad una stima attendibile delle componenti di rischio.


Il rating rappresenta dunque, in estrema sintesi, il giudizio sulla affidabilità di una controparte nella misura in cui stabilisce il rischio di una sua eventuale insolvenza.  


Tale valutazione è utilizzata per il calcolo della dotazione minima di capitale che le banche devono mantenere a fronte del rischio di credito ma i principi su cui si basa possono evidentemente essere utilizzati anche ai fini delle valutazioni previste dal Codice della Crisi. 


I sistemi di rating bancari e gli algoritmi su cui si basano sono generalmente inaccessibili agli esterni ma un consulente aziendale preparato così come un manager qualificato possono utilizzare l’informazione come dato quali/quantitativo ai fini di una valutazione più completa ed approfondita di una specifica posizione aziendale. 


Peraltro il sistema bancario effettua, attraverso l’esame periodico delle Centrale dei rischi, sistematici aggiustamenti del rating dei suoi clienti e quindi mediante l’acquisizione del dato è possibile assumere una preziosa informazione sul livello di rischio che il sistema bancario assegna alla impresa. 


Per un professionista dotarsi di competenze di rating advisoring può certamente aiutarlo ad interpretare l’informazione sul rating per utilizzarla anche ai fini di esprimere giudizi più attenti sullo stato di salute della impresa in modo da decidere con maggior accortezza se effettuare o meno una segnalazione all’OCRI.

Bari, 4 febbraio 2020

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