2019, ultima frontiera, forme di finanziamento aziendali (3 parte di 3)

Nella prima e nella seconda parte di questo appuntamento sugli strumenti finanziari per l'impresa abbiamo definito gli strumenti finanziari tradizionali ed alternativi.
In questo terzo ed ultimo capitolo scopriremo gli strumenti "digitali".
Negli ultimi anni si è assistito a una sempre maggiore integrazione della tecnologia in ogni settore produttivo; il settore finanziario non è stato esente da questa profonda trasformazione, dando origine al fenomeno conosciuto come Fintech.

È verosimile immaginare che gli ingenti investimenti nel settore, insieme all’adozione della Direttiva PSD2, determineranno un’espansione del settore con conseguenze importanti sui processi di raccolta e concessione del credito e sui metodi di pagamento.

Lo sviluppo del Fintech ha interessato in particolare i seguenti ambiti: pagamenti (si pensi ai servizi di mobile payment, virtual POS e carte di credito), insurance, crowdinvesting.
Secondo i dati dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, nel corso del 2017 le imprese italiane hanno raccolto circa 11 mln di euro tramite l’equity crowdfunding e ceduto crediti per 132 mln di euro tramite l’invoice trading. 

Strumenti di finanza digitale

CROWDFUNDING. Il crowdfunding prevede la raccolta dei capitali attraverso un “appello” alla generalità degli individui (denominati web surfers), i quali contribuiscono al progetto attraverso contributi anche di modesta entità. L’operazione di raccolta viene realizzata su portali web ad hoc, dove avviene l’incontro tra i lender e il borrower. Il crowdfunding può configurarsi secondo due diverse modalità: “all or nothing” e “take it all”. Esse si differenziano per la presenza o meno di un target minimo di raccolta affinché l’operazione di raccolta possa considerarsi conclusa. Le operazioni di crowdfunding possono essere realizzate secondo i seguenti modelli: 

  • Donation-based crowdfunding: operazioni di raccolta del capitale nelle quali non viene prevista alcuna forma di remunerazione per il sottoscrittore (tipicamente legate a fini di volontariato);
  • Reward-based crowdfunding: operazioni nelle quali è prevista una remunerazione di natura non monetaria, come ad esempio un bene o servizio; 
  • Royalty-based crowdfunding: operazioni nelle quali la remunerazione consiste in una partecipazione ai profitti o ai ricavi generati dal progetto;
  • Crowdinvesting: operazioni di raccolta di capitale che hanno come controparte una remunerazione del capitale stesso, a titolo di investimento. 

INVOICE TRADING. L'operazione si configura come una cessione di un credito commerciale a fronte di un anticipo in denaro. A differenza delle tradizionali operazioni di smobilizzo crediti, l’invoice trading prevede il coinvolgimento di una piattaforma online come controparte dell’operazione. L’osservatorio del Politecnico di Milano stima che fino a giugno 2018 circa 900 PMI italiane abbiano utilizzato questo canale di finanziamento, con convincenti prospettive anche per il futuro.
L’operazione di invoice trading può essere realizzata secondo due diverse modalità:

  1. la piattaforma agisce da market-maker, agendo da intermediario tra le imprese che vogliono cedere le proprie fatture e gli investitori, talora prevedendo un meccanismo di asta competitiva;
  2. la piattaforma acquista le fatture in prima persona, procedendo in seconda battuta alla loro cartolarizzazione e vendita degli strumenti finanziari a investitori professionali.

In Italia risultano operativi 6 operatori nell’invoice trading: Cashinvoice, Credimi, CashMe, Crowdcity, Fifty, Workinvoice. Di queste, solo Credimi ha ottenuto il riconoscimento di società finanziaria da Banca d’Italia, potendo così procedere all’acquisto diretto dei crediti e alla successiva securitization. L’accesso a Credimi è garantito a qualsiasi impresa italiana che vende a imprese italiane o estere. Il cliente viene valutato attraverso un sistema di rating interno della piattaforma che restituisce il prezzo di acquisto delle fatture presentate per la cessione. Inoltre, Credimi offre sulla propria piattaforma servizi innovativi di factoring e di reverse factoring, come maturity e confirming.

Il REVERSE FACTORING è un’operazione tramite la quale un’impresa agevola l’accesso al credito da parte dei propri fornitori a condizioni agevolate (vedi articolo sull’argomento).
Negli ultimi tempi gli istituti di credito tradizionali stanno cogliendo le potenzialità del crownfounding sottoscrivendo accordi di partnership con le piattaforme digitali.
Un interessante strumento legato alla gestione del capitale circolante è rappresentato dal Dynamic Discounting, soluzione innovativa che offre al cliente la facoltà di pagare al fornitore le fatture prima della scadenza in cambio di uno sconto proporzionale ai giorni di anticipo. In questo modo, l’azienda cliente mette anticipatamente a reddito il surplus di liquidità, offrendo un canale di finanziamento alternativo al proprio fornitore, che ottiene in anticipo nuova liquidità da reinvestire in azienda. Il dynamic discounting determina anche un vantaggio contabile, poiché, trasformando in concreto gli interessi attivi in minori costi di acquisto, consente di migliorare l’ebitda.
La piattaforma Fifty offre strumenti di supply chain finance, ossia servizi integrati di gestione dei crediti commerciali tra i singoli fornitori e solitamente un grande gruppo industriale al fine di ottimizzare i rapporti tra le controparti coinvolte.

ICOs e TOKEN OFFERING prevedono l’offerta di token digitali tramite l’impiego della blockchain e di criptovalute, al fine di raccogliere capitali. L’operazione è per molti aspetti simile a una raccolta di capitali tramite crowdfunding, ma con la peculiarità rilevante dell’assenza di piattaforme o intermediari che si occupino della gestione dei pagamenti. In alcuni casi i token attribuiscono al possessore il semplice diritto di far parte della community legata al progetto; in altri, concede al possessore il diritto all’utilizzo di un bene o servizio (reward-based crowdfunding).

I progressi tecnologici stanno contribuendo anche alla ridefinizione dei servizi di prestito tradizionalmente intesi, attraverso l’introduzione di caratteristiche innovative. Esempio di tale fenomeno è rappresentato dalla piattaforma October, specializzata nella concessione di prestiti alle imprese per le più svariate necessità in tempi celeri, raccogliendo fondi sia da investitori istituzionali che privati. October concede prestiti da 30Keu a 5 milioni di euro, senza richiedere tra le altre cose garanzie personali. L’iter di concessione si contraddistingue per tempi certi e ridotti: entro due giorni dall’invio del progetto, un consulente di October invia una proposta al cliente e, in caso di accordo, i fondi sono disponibili entro i successivi cinque giorni. Una volta che il finanziamento è approvato dalla piattaforma, gli investitori istituzionali finanziano automaticamente il 51% dell’importo mentre il restante 49% è riservato a investitori privati. Nel caso in cui i privati non finanzino per intero tale quota, la differenza viene integrata dagli investitori istituzionali. 
Ad ogni modo qualunque sia la scelta di struttura finanziaria adottata dall’impresa, risulta imprescindibile il rispetto del principio del “matching”, ossia la corretta corrispondenza tra la scadenza degli strumenti di finanziamento (fonti) e gli investimenti da essi finanziati (impieghi), così come riveste un’importanza fondamentale governare l’aspetto finanziario della propria impresa, sia che si fatturi 100 mila euro annui o 100 milioni.

Sembrerebbe un paradosso, ma ottimizzare il reperimento delle fonti di finanziamento, incide positivamente più sulle imprese di piccole dimensioni che non sulle medie o grandi, in quanto le piccole hanno generalmente un potere contrattuale inferiore con banche o con i propri clienti o fornitori.

Tanto è vero che il costo del denaro è generalmente inferiore per le medie/grandi imprese rispetto alle PMI, ed in alcuni settori particolarmente liquidi le medie/grandi riescono ad ottimizzare talmente tanto il costo del founding da trasformarlo in un ricavo finanziario: basti pensare alla GDO che incassa cash dal consumatore finale e paga ad un anno la piccola impresa fornitrice che deve necessariamente reperire finanza per perseguire il proprio scopo. 

Se in questo contesto in cui operano le ns PMI aggiungiamo il credit crunch dovuto all’effetto spread seppur ultimamente mitigato e l’imminente impatto della riforma della crisi d’impresa, si comprende quanto sia prioritario il governo della finanza aziendale. 

Cosa deve fare una PMI per governare al meglio il proprio assetto finanziario?

  1. Implementare un sistema di gestione dei propri flussi di cassa (cash management);
  2. ragionare in ottica preventiva e misurare le proprie performance a consuntivo (implementare il budget); 
  3. ottimizzare il founding per diminuire il costo del denaro e/o per adeguarlo ai propri fabbisogni (rating advisor);
  4. capire, misurare, riorganizzare, ottimizzare i propri processi produttivi (controllo di gestione).

A prescindere che vi rivolgiate a noi o meno, certo è che la vostra impresa, o l’impresa del vostro cliente, operando in questo contesto, necessiterà a breve di implementare i suddetti strumenti di governance finanziaria.


Dott. Giuseppe Tribuzio (business developer Promem Spa)

Dott. Antonio Palmisano



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