Nuovo Fondo di garanzia: gli ultimi saranno i primi?

Il Fondo di garanzia disciplinato dalla legge 662/96 ha rappresentato per tantissime PMI un formidabile viatico per accedere al credito bancario, peraltro a condizioni agevolate rispetto a quelle che avrebbero potuto ottenere in sua assenza. 
Solo nel 2018 oltre 63 mila imprese si sono avvalse di questo efficace strumento, che ha garantito, per 9,7 miliardi di euro, circa 13,8 miliardi di euro di finanziamenti impiegati per processi di consolidamento, riorganizzazione ed ampliamento.

Dal 2019 il Mediocredito Centrale determinerà l’ammissibilità delle richieste in maniera significativamente diversa, passando da un sistema di “scoring” (con 4-5 indicatori) ad un sistema di “rating” che, oltre ad esaminare un maggior numero di dati contenuti negli ultimi due bilanci, processa le informazioni riportate nella Centrale Rischi e nei credit bureau (Crif e Cerved) nonché eventuali pregiudizievoli.

Il nuovo sistema prevede che le imprese richiedenti siano classificate in 5 fasce; solo quelle appartenenti alle prime 4 potranno beneficiare della garanzia del Fondo con un'intensità che cresce dal 30% all’80% man mano che si passa dalla 1° alla 4° fascia. 

Sostanzialmente il nuovo meccanismo del Fondo alleggerisce la garanzia nei confronti delle imprese che valuta meno rischiose collocate nelle prime fasce perché, ragionevolmente, ritiene che il proprio intervento possa risultare più utile per le posizioni che valuta più deboli e meno solide. 

Concettualmente l’approccio è corretto, se non fosse che il sistema di “rating” adottato dal Fondo non è esattamente assimilabile a quello in uso al sistema bancario. 

Il numero di dati di bilancio esaminati attraverso indici e margini, infatti, pur essendo superiore a quelli considerati nella attuale procedura, è di gran lunga inferiore e, per certi aspetti, antitetico rispetto a quelli processati dai sistemi di rating bancari. 

Il margine operativo lordo, ad esempio, che in tutti i sistemi di rating bancari ha un ruolo di rilevante importanza, assume un peso non altrettanto rilevante nel nuovo sistema di valutazione del Fondo di garanzia, mentre la crescita del fatturato, generalmente considerato un elemento positivo nella valutazione delle banche, determina, nel nuovo sistema di rating MCC, un incremento della rischiosità della posizione. 

Una società di capitali ad esempio, operante nel settore industria con determinati parametri di bilancio passerebbe dalla 2° fascia alla 3° fascia (peggiorando evidentemente il rating) se a parità di tutte le altre variabili il proprio fatturato aumentasse di circa 1 milione (pari ad una variazione del fatturato del +25%). 


Oltre a ciò, nell’ambito dei dati di natura “andamentale”, ovvero che attengono alle relazioni con il sistema bancario, ogni banca processa anche quelli che riguardano le relazioni tra essa stessa e l’impresa, informazioni che possono non coincidere con quelle trasmesse al sistema. È il classico esempio della estinzione degli anticipi con giroconti. Questa operazione se consente di mantenere in ordine la centrale dei rischi, ovvero le informazioni che il sistema acquisisce, comporta nel sistema di rating della specifica banca comunque un notching down, ovvero un peggioramento del giudizio. 

In sintesi non è affatto improbabile che il sistema di rating MCC possa collocare tra le prime fasce, che accedono ad una percentuale di garanzia minore, un’impresa valutata invece più rischiosa dal sistema di rating bancario, sovvertendo così la ratio della garanzia di Stato.


Pur condividendo l’approccio concettualmente che prevede di riconoscere una minor garanzia alle imprese più solide, a mio modesto avviso sarebbe stato forse più efficace imporre all’istituito di credito, nella fase di richiesta al Fondo, di comunicare il proprio rating espresso sulla posizione e graduare su questo e non su un sistema di rating “terzo” la misura dell’intervento del Fondo.


Diversamente c’è da augurarsi o forse c’è da attivarsi mediante opportune strategie gestionali, affinché la posizione dell’impresa, pur mantenendo alto il rating bancario, possa finire tra le ultime fasce della griglia di ammissibilità del Fondo piuttosto che tra le prime. 


In tal senso governare il nuovo modello del Fondo centrale che non equivale al semplice inserimento dei dati aziendali sulla piattaforma ma bensì utilizzarlo per effettuare opportune simulazioni specie di fase di chiusura di bilancio appare quanto mai utile. 


Da una ricerca condotta dalla Promem su un campione di imprese sottoposte ad uno screening con il nuovo modello è emerso infatti che molte verrebbero penalizzate dagli inserimenti dei dati di natura andamentale che oggi non vengono presi in considerazione.

Dott. Massimo Leone
AD Promem SpA

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